Hugo von Hofmannsthal

Il cavaliere della rosa

Hugo von Hofmannsthal

Il cavaliere della rosa

A cura di Franco Serpa
Piccola Biblioteca Adelphi, 284
1992, 6ª ediz., pp. 288
isbn: 9788845908859
Temi: Teatro, Letteratura mitteleuropea
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Risvolto

Nella vicenda mirabilmente complessa e armoniosa dei rapporti fra Hofmannsthal e Strauss il vertice della perfezione si tocca con Il cavaliere della rosa, opera dove il librettista e il compositore gareggiano strenuamente in felicità poetica. L’incantevole leggerezza della storia («Lei è Da Ponte e Scribe in una sola persona» scriveva Strauss, entusiasta, a Hofmannsthal) va insieme con quella molteplicità delle risonanze che è propria di tutta l’arte di Hofmannsthal. Non solo: si può dire che nel Cavaliere della rosa si cristallizzi l’immagine di una città ideale, quale Hofmannsthal elaborò sulla base di ciò che la sua Vienna era e soprattutto era stata. Ma tutto questo nel segno di un’arte dell’allusione impalpabile e affidandosi pienamente al dettaglio, senza alcuna sottolineatura esortativa. La trama può essere intesa (e da alcuni fu fraintesa) come quella di un’operetta. Eppure, fra l’ambigua seduzione del cavaliere della rosa e l’autunnale malinconia della Marescialla ciò che si dispiega è una geometria metafisica: «sono gruppi di fronte a gruppi, i congiunti sono separati, i separati congiunti. Tutti appartengono l’uno all’altro, e ciò che di loro è il meglio si trova tra l’uno e l’altro: ed è istantaneo ed eterno, e qui è il luogo della musica» (Hofmannsthal).