Hermann Broch
I sonnambuli, III
III. 1918 · Huguenau o il pragmatismo
Biblioteca Adelphi, 794
2026, pp. 794
isbn: 9788845941375
Al centro dell’ultimo, tragico atto della trilogia dei Sonnambuli si staglia la figura enigmatica di Huguenau, ultima incarnazione delle possibilità dell’uomo – per usare le parole di Kundera – di fronte al «processo di disgregazione dei valori» che, dispiegandosi lungo i quattro secoli dei Tempi moderni, «ne costituisce l’essenza». Chi è questo «realista» che si aggira in un piccolo villaggio sulle rive della Mosella negli ultimi giorni della prima guerra mondiale? Un disertore in fuga dal fronte, certo, ma anche un gretto filisteo, un capitano d’industria senza scrupoli, un assassino. In questo microcosmo, dove riaffiorano le figure dei due romanzi precedenti, Hermann Broch mette in scena la fine della civiltà europea: un crepuscolo che si ripercuote sulla stessa forma della narrazione, lacerata da salti improvvisi, cambi di prospettiva e digressioni labirintiche culminanti in un vero e proprio trattato di sociologia e metafisica. Le donchisciotterie del contabile sovversivo Esch (ora editore di una gazzetta di provincia) e del romantico Pasenow, con il suo codice d’onore militaresco smentito dalla realtà della guerra, crollano come un castello di carte dinanzi all’azione di un nuovo tipo umano, ugualmente inconsapevole ma affrancato da ogni intralcio idealistico e da ogni imperativo morale: nella voragine del 1918, infatti, anche un essere mediocre può innalzare «la malvagità dello spirito filisteo alle gigantesche dimensioni dell’Anticristo».
«Dopo l’impressione che avevo ricevuto dalla trilogia I sonnambuli, e soprattutto da uno dei volumi, Huguenau, vedevo in lui un grande scrittore, mentre io ero per lui
un giovane scrittore che lo ammirava»
(Elias Canetti).