Isaac Bashevis Singer
Gimpel l’idiota
Biblioteca Adelphi, 788
2026, pp. 200
isbn: 9788845941191
Non sono in pochi a ritenere, come Manganelli, che Singer raggiunga la perfezione nella forma breve, e questo volume ne offre un’abbagliante conferma. Difficilmente, infatti, potremo dimenticare i personaggi immensi che popolano la «gigantesca mitologia» da lui narrata nel suo yiddish natale, una lingua dotata di un’efficacia e di una freschezza che fanno pensare a quella dei cantastorie: Zlateh la Cosacca, l’ultima delle spose del terribile Ammazzamogli; gli struggenti «piccoli calzolai» che ricreeranno in America la gioia semplice dello shtetl; il giovane diavolo che si apposta nello specchio di una donna sposata e la seduce pur essendo «nero come la pece, lungo come una pertica, con orecchie d’asino, corna d’ariete, bocca di rana e barba di capro»; Maclat, figlia di Naamah, «la diavolessa che insegna ai giovani demoni le vie della corruzione»; e soprattutto lui, Gimpel, il candido, adorabile credulone che Jerome Charyn ha definito «un fratello comico dell’uomo del sottosuolo di Dostoevskij».
«Credo che Singer sia al suo meglio nei racconti ... in quelle dieci paginette, poco meno, poco più che ti offrono un cibo raro, che potrei chiamare l’angoscia divertente» (Giorgio Manganelli).