Frank Wedekind
Risveglio di primavera
Una tragedia di adolescenti
Con un saggio di Jonathan Franzen
Piccola Biblioteca Adelphi, 835
2026, pp. 132
isbn: 9788845941306
Ci furono anni, meno remoti di quanto si vorrebbe, in cui la sessualità era davvero un problema – un problema che toccava le radici di tutto, ma che nessuno poteva toccare. In questa temperie irrompe Frank Wedekind, scrittore destinato a dare scandalo e a rivoluzionare il teatro con Risveglio di primavera, pubblicato nel 1891 ma portato in scena solo nel 1906, e in una versione censurata. L’attacco sferrato da Wedekind alla cultura borghese era infatti troppo violento per non risultare oltraggioso. Tanto più che a patire nella loro carne l’ottusità e il moralismo repressivo di un’intera società sono fragili adolescenti: Moritz, che angosciato dalle prime pulsioni erotiche si convince di essere affetto da un’incurabile malattia dello spirito e si toglie la vita; Wendla, che il bigottismo della madre condanna a ignobili pratiche abortive; Martha, sottoposta a brutali punizioni per le più innocenti vanità. Intorno a loro, adulti murati nel rispetto di una legge che il padre di Melchior incarna nella sua forma più implacabile e cieca, tanto che le accuse di «pazzia morale» da lui mosse al figlio si capovolgono nella più feroce requisitoria che Wedekind potesse pronunciare. Letta oggi, in anni in cui dovremmo sentirci più al sicuro, ma non lo siamo, quest’opera – definita da Jonathan Franzen «la più bella e longeva della sua epoca» – sembra suscitare in noi più turbamento e vergogna di un secolo fa, per quanto poco ancora sappiamo di un’età misteriosa e terribile: l’adolescenza.
«L'opera teatrale più bella e longeva della sua epoca. Elvis, Jimi Hendrix e i Sex Pistols non turbano più nessuno ormai da decenni, mentre oggi Risveglio di primavera suscita ancora più turbamento e vergogna di un secolo fa.» Jonathan Franzen