Alberto Arbasino
Autocronologia
Piccola Biblioteca Adelphi, 833
2026, pp. 246, 1 imm col
isbn: 9788845940965
Fieramente avverso al «proustismo di maniera» – cioè a ogni «rievocazione sentimentale e patetica di nonne e bisnonne, e tanti sacrifici tra mangiarini e cuoricini e dispiaceri in casolari e casamenti intimistici» –, Arbasino ha steso sulla sua vita un velo di pudore e di riserbo. Si può dunque immaginare con quanta riluttanza abbia accolto l’idea di raccontarla in occasione delle sue opere in raccolta, e per di più di costringerla nella gabbia di una cronologia. Com’era prevedibile, ha finito per assecondare la sua verve irriverente, trasformando un anodino apparato in un congegno abnorme e fuori scala: più precisamente, in un libro di Arbasino, dove spiccano il suo stile inconfondibile e tutte le novità di un sedizioso percorso di «flâneur di varie arti», saggista e romanziere: la pratica di una «Kulturkritik» perseguita con leggerezza alla faccia di «ogni mini-territorio esclusivo delimitato da tante pipì accademiche»; il nomadismo – sullo sfondo di un’Italia ancora immobile e provinciale –, fruttuoso di «incontri e conversazioni», «mostre e serate teatrali e musicali epocali e memorabili»; la concezione del libro come macchina, come organismo autonomo e sempre provvisorio.
Vita e opere del «principe della cronaca culturale del nostro secolo» (Italo Calvino), narrate da lui stesso.