Christina Stead

Un tè e quattro chiacchiere

Christina Stead

Un tè e quattro chiacchiere

Traduzione di Carlo Brera
Fabula, 82
1994, pp. 569
isbn: 9788845910920
Temi: Letteratura inglese
€ 30,00 -5% € 28,50
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Risvolto
C’è «una donna fatale e un giorno fatale» per ogni uomo, dice Peter Hoag, personaggio secondario di questo mirabile romanzo e factotum che svolge servizi loschi di ogni sorta per padroni altrettanto loschi. E quel giorno e quella donna verranno anche per il protagonista di questa storia, Robert Grant, che merita di trovare un posto tra le figure romanzesche più affascinanti del secolo. Ma prima dovremo osservarlo espandersi e fiorire nell’azione, come una vorace pianta tropicale. Il suo alimento principale sono le donne e i soldi. La sua scienza suprema è la seduzione, praticata usando con equanimità gli espedienti più abietti e i più puerili. «Un tè e quattro chiacchiere» è uno di questi. L’efficacia è comunque somma. Robert Grant conosce le donne, ma le donne non conoscono lui – questo è il segreto di cui va fiero. Eppure, come tanti segreti, un giorno potrà anche essere svelato.
«Sono stata tirata su da un naturalista e sono un naturalista. Vedo quello che vedo, e se si vede quello che si vede lo si capisce. È tutto qui» disse una volta Christina Stead in un’intervista. Solo con l’occhio che vede del naturalista si poteva raccontare la storia di Robert Grant e della sua New York anni Quaranta, folta foresta abitata da legioni di esseri pericolosi per sé e per gli altri, uomini e donne che vagano fra bar, alberghi, lussi, miserie, imbrogli, stanze piene di fumo. In mezzo a loro Robert Grant, sordido e grandioso, non solo è un predatore fra i più temibili, ma anche un uomo di strepitosa intelligenza, un giocatore, un commediante. E certe donne che incontra sulla sua strada non saranno da meno. Feroce ed esilarante, Un tè e quattro chiacchiere ci immerge in New York come solo qualche film di quegli anni aveva saputo fare. E immensa si rivela l’arte della Stead, la sua capacità di rendere il ritmo, il timbro del parlato, di raccontare i fatti – anche i minimi fatti – nella loro incensurata sequenza, costringendoci a entrare nella psiche dei personaggi mentre al tempo stesso li osserva come dietro il vetro di un acquario.
Un tè e quattro chiacchiere apparve nel 1948.