Jean Echenoz
Bristol
Fabula, 440
2026, pp. 156
isbn: 9788845941436
La vita di Robert Bristol – regista con all’attivo una dozzina di non indimenticabili film, sfibranti sfide budgetarie, due matrimoni falliti e un’iperglicemia – sembra destinata al flop: commerciale, erotico, personale. Ma l’arte non conosce gerarchie e Bristol appartiene alla caparbia schiera di chi è votato a un’opera – un’opera che esige una totale sudditanza e divora ogni energia. Non importa dunque che il suo nuovo film, L’oro insanguinato, sia l’adattamento di un romanzo rosa – dovuto alla feconda penna della regina dei bestseller, Marjorie des Marais –, dove la fragile Chloé e l’intrepido Jean-Claude affrontano mille peripezie nel cuore del continente africano, tra spietati mercenari, congreghe di stregoni, mirabolanti segreti e duelli all’ultimo sangue. Né importa che, mentre Bristol, sulle rive del Limpopo, fa i conti con le infinite, inopinate grane che si accompagnano alle riprese in esterni esotici – inclusa l’incursione di feroci miliziani –, a Parigi un solerte ispettore di polizia, Julien Claveau, lo creda coinvolto nella misteriosa morte di un uomo senza identità e cerchi di incastrarlo. Il cinema è «il regno della parte per il tutto, l’impero della sineddoche»: nulla accade davvero al di fuori del campo di ripresa – o comunque non ha peso. Una legge, questa, che forgia dall’interno anche l’architettura di questo romanzo dove tutto è abbaglio, e l’esplosivo, tumultuoso intreccio lascia trasparire l’autentica natura della letteratura – fabbrica di illusioni, incantesimo che agisce – e l’immedicabile malinconia di chi la nutre con la propria esistenza.
Il making di un film sulle rive del Limpopo e un’indagine di polizia sulla misteriosa
morte di un uomo senza identità si intrecciano imprevedibilmente in un romanzo che
si appropria della tecnica cinematografica per svelare la natura di ogni creazione –
fabbrica di illusioni, incantesimo che agisce.