Georges Simenon
I tre delitti dei miei amici
Con una Nota di Benoît Denis
Piccola Biblioteca Adelphi, 838
2026, pp. 217, 1 foto bn
isbn: 9788845941399
All’incrocio tra reportage, cronaca nera e quello che oggi chiameremmo autofiction, I tre delitti dei miei amici rappresenta un unicum nella produzione narrativa di Simenon. Il quale insistette non poco affinché il sottotitolo «Storia vera» comparisse sul frontespizio del volume, pubblicato nel 1938 da Gallimard (che invece, per tutelarsi da guai giudiziari, preferì spacciarlo per un romanzo), dove aveva raccolto gli articoli commissionatigli un anno prima dal settimanale «Confessions», sempre alla ricerca di vicende sensazionali e possibilmente torbide. E torbidi lo erano davvero, i tre faits divers i cui protagonisti lo stesso Simenon aveva frequentato a Liegi nel corso della sua giovinezza: il suicidio del pittore Joseph Kleine sotto il portico della chiesa di Saint-Pholien; l’assassinio per mano di Ferdinand Deblauwe del ballerino di locali notturni Carlos de Tejada; e il triplice omicidio a opera di Hyacinthe Dans dell’amante, della madre e del suo ex confessore. Tre naufragi esistenziali che Simenon vede quasi come un’immagine rovesciata del proprio percorso di affermazione e di successo – tanto più nella consapevolezza di aver sfiorato egli stesso la tentazione, o il rischio, della perdizione, e chiedendosi ogni volta: perché loro e non io? Del resto, descrivere la discesa agli inferi di molti dei suoi personaggi romanzeschi sarà anche un modo per mettere in scena, e al tempo stesso esorcizzare, le sue paure e le sue ossessioni più profonde.
All’incrocio tra cronaca nera, reportage e autobiografia, un libro che rappresenta
un unicum nella produzione narrativa di Simenon.