Copertina del volume: I tre delitti dei miei amici

Georges Simenon

I tre delitti dei miei amici

Traduzione di Pia Cigala Fulgosi
Con una Nota di Benoît Denis

Piccola Biblioteca Adelphi, 838
2026, pp. 217, 1 foto bn
isbn: 9788845941399

€ 15,00 · In libreria dall'8 settembre
IN COPERTINA
Particolare della mappa della città di Liegi (Ward Lock & Co. Ltd., London, 1926)
SINOSSI

All’incrocio tra reportage, cronaca nera e quello che oggi chiameremmo autofiction, I tre delitti dei miei amici rappresenta un unicum nella produzione narrativa di Simenon. Il quale insistette non poco affinché il sottotitolo «Storia vera» comparisse sul frontespizio del volume, pubblicato nel 1938 da Gallimard (che invece, per tutelarsi da guai giudiziari, preferì spacciarlo per un romanzo), dove aveva raccolto gli articoli commissionatigli un anno prima dal settimanale «Confessions», sempre alla ricerca di vicende sensazionali e possibilmente torbide. E torbidi lo erano davvero, i tre faits divers i cui protagonisti lo stesso Simenon aveva frequentato a Liegi nel corso della sua giovinezza: il suicidio del pittore Joseph Kleine sotto il portico della chiesa di Saint-Pholien; l’assassinio per mano di Ferdinand Deblauwe del ballerino di locali notturni Carlos de Tejada; e il triplice omicidio a opera di Hyacinthe Dans dell’amante, della madre e del suo ex confessore. Tre naufragi esistenziali che Simenon vede quasi come un’immagine rovesciata del proprio percorso di affermazione e di successo – tanto più nella consapevolezza di aver sfiorato egli stesso la tentazione, o il rischio, della perdizione, e chiedendosi ogni volta: perché loro e non io? Del resto, descrivere la discesa agli inferi di molti dei suoi personaggi romanzeschi sarà anche un modo per mettere in scena, e al tempo stesso esorcizzare, le sue paure e le sue ossessioni più profonde.

All’incrocio tra cronaca nera, reportage e autobiografia, un libro che rappresenta un unicum nella produzione narrativa di Simenon.

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I complici

In un universo solo apparentemente equilibrato, la sessualità impudica, irrefrenabile di una donna porta disordine e morte.
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Domenica

«Simenon riesce a farci entrare, in modo efficacissimo, nel retrobottega dell’animo umano» (Philippe Claudel).
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La vecchia

«Aveva ragione, caro Simenon, a dichiararsi soddisfatto della Vecchia, quando me ne parlò, nel suo ufficio, la primavera scorsa. Lei non ha mai scritto niente di simile. Magnifico!... » (da una lettera di Paul Morand, autunno 1959).
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Colpo di luna

«È probabile che fra i libri sull’Africa letti dalla coppia Timar-Simenon ci fosse Cuore di tenebra, il romanzo di Conrad? Diciamo di sì: c’è la medesima inconoscibilità di un mondo, la medesima dissipazione, il medesimo senso del male» (Giorgio Montefoschi).
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