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Antonin Artaud

Scritti di Rodez

Antonin Artaud

Scritti di Rodez

A cura di Rolando Damiani
Biblioteca Adelphi
2017, pp. 379
isbn: 9788845931598
Temi: Letteratura francese, Epistolari
€ 32,00 -15% € 27,20
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Risvolto

Nel settembre del 1937 Antonin Artaud venne arrestato a Dublino, dov'era andato per restituire agli irlandesi il Bastone di San Patrizio. Espulso come «straniero indigente e indesiderabile», sbarcò la settimana dopo a Le Havre già in camicia di forza, pronto per marcire in manicomio a tempo indeterminato. Nel febbraio del 1943, grazie agli sforzi del poeta Robert Desnos, venne trasferito nel territorio di Vichy e assegnato all'istituto di Rodez, diretto da Gaston Ferdière – vecchio sodale dei surrealisti parigini, poeta dilettante, seguace dell'arteterapia, nonché pioniere della «terapia per convulsioni elettriche», ovvero l'elettroshock. A Rodez, dove rimase sino al maggio 1946, dopo anni di silenzio Artaud ricominciò a scrivere, soprattutto lettere: agli amici – Jean Paulhan, Roger Blin, André Gide, Arthur Adamov –, alla madre, ai medici che lo avevano in cura, in particolare il dottor Ferdière, suo salvatore e suo aguzzino. Sono pagine incandescenti, dove Artaud parla della fame, delle privazioni che è costretto a subire e degli orribili effetti di spossessamento e torpore causati dagli elettroshock, ma non solo: parla di mistiche e di santi, di teatro e di poesia, della Alice di Carroll e dei libri di Guénon, del rifiuto della sessualità in nome dell'aspirazione a un'assoluta castità e dell'«affatturamento» di cui si ritiene vittima, della famiglia mitica che si è costruito e dei demòni che lo martirizzano. E soprattutto rivendica il suo essere un poeta veggente che anela – ed è un anelito tutt'altro che delirante – a una verità metafisica.