Salvatore Niffoi

Ritorno a Baraule

Salvatore Niffoi

Ritorno a Baraule

Fabula, 182
2007, 3ª ediz., pp. 199
isbn: 9788845921414
Temi: Letteratura italiana
€ 16,00 -15% € 13,60
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Risvolto
Ma perché mai, dopo tanti anni passati in continente, Carmine Pullana era tornato al paese? Per sapere, finalmente, la verità. Per cercare le tessere che mancavano al mosaico della sua vita, e morire in pace. Per scoprire, innanzitutto, che cosa era accaduto la notte in cui negli stagni davanti a Baraule era stato trovato il corpo straziato di Sidora Molas e nella rete di Martine Ragas, noto Polifemo, era rimasta impigliata quella «cosa informe che sembrava un coniglio scuoiato, una spugna rossa inzuppata di sangue», e invece era un neonato, «un innocente che non aveva neanche la forza di piangere». Martine l’aveva messo ad asciugare pancia al sole dentro il berretto, e la creatura aveva ripreso a respirare. «Questo è uno che non vuole morire» aveva pensato il pescatore. «Qualcuno lo ha rispedito indietro dall’inferno». Lo aveva portato a sua sorella Battistina, che lo aveva battezzato con l’acqua del pozzo. Carmine, Carmineddu, un angelo venuto dal mare: questo era per loro. Poi però Martine l’aveva venduto a un proprietario barbaricino che aveva la moglie «vurvi arrunciunia», e Battistina era morta dal dolore. Quelli lo avevano fatto crescere da signore, lo avevano fatto studiare, e Carmine era andato all’università ed era diventato chirurgo – anzi, era diventato «il salvatore dei bambini col cuore guasto». Ma sempre, per tutti quegli anni, aveva rivolto a Dio la stessa tormentosa e dolente richiesta: di fargli scoprire un giorno il nome di suo padre e di sua madre. E adesso che dentro il petto aveva quel «cane che gli addentava i polmoni», e quando tossiva sputava sangue – adesso era arrivato il momento di sapere.