SINOSSI

«Il primo capitolo di Moby Dick comincia con una dichiarazione non umana, ma angelica. Call me Ishmael: chiamatemi Ismaele, non già mi chiamo Ismaele. Non ha importanza il nome del protagonista narratore, ma ciò che egli simboleggia. Ismaele è l’uomo che si sa dotato di una superiorità non riconosciuta dal mondo: il primogenito di Abramo è un bastardo cacciato nel deserto, fra altri reietti; là impara a sopravvivere a questa morte, in perfetta solitudine, indurito contro le avversità» (Elémire Zolla).
Nella celebre traduzione di Cesare Pavese, il romanzo, apparso nel 1851, che più di ogni altro si avvicina alla potenza del mito.

Volumi dello stesso autore
Herman Melville

Clarel

Clarel è senz’altro la meno conosciuta fra le grandi imprese di Melville. Ma si sa che la sua opera non delude mai ed è piena di rivelazioni anche negli angoli più riposti. Certo, però, il poema non si presentava di facile accesso: un epos gnostico, diciottomila versi suddivisi in centocinquanta canti, irti di allusioni e significati...
A cura di Elémire Zolla
Piccola Biblioteca Adelphi, 304
1993 / pp. 195 / € 8,00
Piccola Biblioteca Adelphi, 304
1993 / pp. 195 / € 8,00