Philip Roth
Pastorale americana
Fabula, 444
2026, pp. 475
isbn: 9788845941429
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C’è sempre qualcuno che avremmo voluto essere, o diventare. Qualcuno di molto alto, molto biondo, molto bello, con una disarmante naturalezza in ogni sport e un solido talento per gli affari. Qualcuno di così diverso dal mucchio del ghetto da meritarsi un soprannome enormemente esotico: lo Svedese. E c’è sempre un mondo che avremmo voluto, o vorremmo, costruire: pulito, ordinato, protetto, talmente idilliaco da sembrare irreale, ma con un suo posto e un suo nome nella nostra carta geografica mentale: Old Rimrock. E ancora, c’è sempre qualcuno che quel mondo dovrebbe abitarlo e farlo vivere dopo di noi. In genere è una creatura a nostra immagine e somiglianza, cui credevamo di avere dato una forma accettabile. Eppure, a volte quella creatura può rivelarsi un essere difettoso, enigmatico, feroce, senza più un volto o un corpo che riusciamo a capire, un agente del caos con una sola pulsione, strappare il disegno a cui mancava giusto un ultimo ritocco. Per comodità, o carenza di immaginazione, a quel mostro famelico diamo sempre lo stesso nome: letteratura. Nel suo romanzo più grandioso e sconcertante, Philip Roth ha deciso di chiamarlo Merry.
«Pastorale americana è uno dei cinque romanzi più belli che io abbia mai letto, forse il più bello. È una narrazione vigorosa, impreziosita da personaggi – soprattutto Levov lo Svedese – che si imprimono a fuoco nella memoria ... È tra i più grandi capolavori della narrativa americana» (Stephen King).