Clarice Lispector
Mi prendo cura del mondo
Crônicas
La collana dei casi, 165
2026, pp. 322
isbn: 9788845941290
Ogni settimana, vincendo la reticenza a raccontarsi in pubblico («sono una persona molto segreta»), Clarice Lispector consegnava al giornale l’attesissima crônica: più che un articolo, il prodotto di quell’arte squisitamente lusofona che consiste nel prendere le mosse da fatti frivoli e quotidiani per arrivare ovunque, fino a vertiginose speculazioni metafisiche. Arte in cui «l’anima si contorce tutta» e produce una gemma purificata dalle incrostazioni del senso comune. Impossibile non riconoscere in queste crônicas l’io inquieto e ferino dei romanzi di Clarice Lispector, quell’io che dietro un’aura sfingea cela ora il «grande potere di precipitare in qualche paura», ora il rimpianto di «non essere nata animale», e irradia la stessa vitalità battagliera. Ma, a contrastare la sua leggendaria asprezza di stile, vi appaiono inediti scenari domestici, l’intimità dei legami familiari, l’infanzia, il Brasile dei miti popolari. E in mezzo alla trama dell’ordinario emergono autentici racconti di finzione: amori grotteschi finiti per colpa del beccuccio scheggiato di una teiera, o per il cattivo gusto di un vezzeggiativo che dall’alto di migliaia di secoli fa rotolare giù «la prima pietra di una valanga: il mio cuore». Sconfinando tra i generi letterari, Lispector rivendica una scrittura refrattaria a ogni tentativo di semplificazione. «Non mi correggere» chiede al redattore. «La mia frase respira così. E se mi trovi strana, rispettami comunque». È in questa libertà di abitare il mistero e mai dissiparlo che si apre, tra le crônicas non meno che nei romanzi, un lucidissimo spazio di rivelazione.
«Chi ama la letteratura e non ha mai letto Clarice Lispector è sfortunato per aver perso qualcosa che è di lancinante e terrorizzante bellezza, ma è fortunato perché ha davanti un’opera meravigliosa da scoprire» (Giuseppe Montesano).