Carlo Emilio Gadda

Il Guerriero, l’Amazzone, lo Spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo

Carlo Emilio Gadda

Il Guerriero, l’Amazzone, lo Spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo

A cura di Claudio Vela
Biblioteca Adelphi, 645
2015, pp. 267
isbn: 9788845929212
Temi: Letteratura italiana
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Risvolto

Pochi personaggi hanno scatenato l'acredine e il sarcasmo dell'Ingegnere quanto Ugo Foscolo («mi fa imbestialire» ha confessato in una lettera): tanto che nel 1958 non ha esitato a fustigarlo in una virulenta, irresistibile «farsa» a tre voci andata in onda sul Terzo Programma della Radio. Le tre voci sono quelle della stolida e giuliva Donna Quirina Frinelli, imbevuta delle auree riflessioni dell'amica professoressa Gambini; del reboante e didattico Manfredo Bodoni Tacchi, sfegatato ammiratore del poeta; e, infine, dell'insolente e sguaiato Carlo De' Linguagi, implacabile accusatore del Basetta, colpevole ai suoi occhi ‒ nonché a quelli di Gadda ‒ di cialtroneria, istrionismo, virilità scenica ed esasperato narcisismo: «vantarsi del pelo... è un'opinione da parrucchiere» sibila a proposito dell'«irsuto petto» del sonetto-autoritratto. E, quel che è più grave, responsabile di un «macchinoso ed inutile vocabolario», di una «sequenza d'imagini ritenute greche e marmorine», di versi traboccanti di «vergini» e simili a sciarade, nonché di veri e propri strafalcioni: «Il Foscolo è capace di scrivere in una lettera “Ho passato un'intera notte a piangere”. È fisiologicamente impossibile!» ha del resto dichiarato una volta Gadda ad Arbasino. Ma a ben vedere Il Guerriero è molto più di un divertissement: giacché gli esilaranti attacchi sferrati alla gipsoteca e marmoteca foscoliana e all'epos di Bonaparte, il Nano, altro non sono che l'impetuosa denuncia di una monolingua incapace, nella sua «lindura faraonizzata», di dar conto della realtà – e della fasulla poesia dei Vati, cui spetta il compito, in ogni epoca, di mascherare il volto feroce della sopraffazione e della violenza.