Paul Valéry

Cattivi pensieri

Paul Valéry

Cattivi pensieri

A cura di Felice Ciro Papparo
Piccola Biblioteca Adelphi, 539
2006, 4ª ediz., pp. 215
isbn: 9788845920424
Temi: Critica della cultura, Letteratura francese, Quaderni, Aforismi e frammenti
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Risvolto

I lettori dei Quaderni sanno bene quale abbondanza di tesori si trovi nell’immenso mare dei pensieri di Paul Valéry – quell’«impero nascosto» della sua mente che egli esplorava ogni mattina a partire dalle prime luci dell’alba, quando «l’essere è ancora al di fuori del mondo, non coinvolto, non parte, ma giudice puro». E da quel mare Valéry volle trarre, fra il 1941 e il 1942, un piccolo libro a cui diede il titolo sornione di Cattivi pensieri. Dove «cattiveria» è la placida inesorabilità con cui Valéry anatomizza gli innumerevoli aspetti del mondo esteriore e interiore, per poi registrare le «osservazioni» in formule algide e incandescenti al tempo stesso, che s’impongono con la perentorietà delle evidenze. Alla luce sobria di tali evidenze assistiamo così alla metodica demolizione di molti edifici confortevoli – e confortanti – dello spirito umano, in una continua e sconcertante variazione di prospettive, dal microscopico allo smisurato, dal concreto all’astratto, dal corporeo al mentale. Ma questi «cattivi pensieri», nel loro spietato disincanto, non mancano di sortire un effetto singolarmente corroborante – e di trovare una rispondenza nello spirito di tutti, giacché «in ogni uomo si nasconde un bambino dai cinque agli otto anni, l’età delle ingenuità morenti».