Tullio Pericoli
La bella età
Note di lavoro
2026, pp. 150, 6 immagini colori
isbn: 9788845941405
«La bella età», come Tullio Pericoli definisce la vecchiaia con spavalda complicità, «ingigantisce, anziché ridurre, i dettagli», restituendo della vita - e immaginiamo anche della pittura - «una visione nuova, più precisa». Forse per questo ha deciso di raccontare a noi lettori-osservatori quella «magia bianca» che dà accesso a quanto è «nascosto dentro le cose», vale a dire quel che accade nella sua mente e nella sua mano quando prendono vita un ritratto o un paesaggio. Il che significa far luce sui momenti cruciali dei suoi processi creativi: l’ispirazione, che si manifesta da «luoghi a spazio zero» situati fra la coscienza razionale e la zona «abitata dalle follie»; l’impulso a «scavare nella geostoria» di un luogo per raffigurarne l’anima; i primi segni che consentono di afferrare una faccia; la risolutezza della mano, che, guidata da «forze e sentimenti» autonomi e coadiuvata dai complici attrezzi, persegue il suo volere (e piacere). Ma a rendere ancor più affascinante questa fisiologia della creazione è una caratteristica distintiva di Pericoli: la sua capacità di coinvolgerci in questo tragitto, di farsi a sua volta osservatore, di mettersi dalla nostra parte. D’altro canto i quadri – ci ricorda – vivono dello sguardo che viene loro rivolto e della perspicacia di chi riesce a «guardare sotto i vestiti della pittura».
Un’audace fisiologia della creazione artistica.