Jonathan D. Spence

Il Palazzo della memoria di Matteo Ricci

Jonathan D. Spence

Il Palazzo della memoria di Matteo Ricci

Traduzione di Flavia Pesetti
L'oceano delle storie, 14
2010, pp. 384 , 2 cartine e 4 tavv. in b/n
isbn: 9788845924897
Temi: Ritratti, Storia moderna, Cina
€ 28,00 · Temporaneamente non disponibile
Wishlist Wishlist Wishlist
Risvolto

Matteo Ricci fu l'uomo che con maggiore determinazione ed efficacia tentò di far comunicare due grandi civiltà – quella europea e quella cinese – che per secoli si erano ritenute autosufficienti. Gesuita, di quell'epoca in cui i gesuiti erano anche uomini temerari, che partivano verso i luoghi più remoti con l'intenzione non soltanto di convertire ma di capire chi vi abitava, patì in Cina traversie di ogni genere ma riuscì a offrire dell'Europa e della cristianità un profilo che si impresse profondamente nell'immaginario cinese, e divenne anzi un tramite obbligatorio verso l'Occidente. Matteo Ricci non cercò solo di ritrovare Confucio in Epitteto e far scoprire Epitteto in Confucio. Al fine di entrare con sottile precisione in un sistema psichico totalmente alieno, utilizzò anche un'arte antica e segreta dell'Occidente, la mnemotecnica, elaborando un Palazzo della memoria che doveva fissare indelebilmente alcuni punti essenziali della dottrina cristiana. E intorno alle immagini di quel Palazzo Jonathan Spence ha costruito un libro che ci invita a intraprendere un viaggio in compagnia di Matteo Ricci – ovvero a ripercorrere un'avventura umana e intellettuale che non ha eguali: dall'infanzia a Macerata, «un mondo invaso dalla guerra e dalla violenza», alla logorante e malsicura esistenza nelle missioni asiatiche tra Cinquecento e Seicento; dalle terrifiche traversate degli oceani agli ardui tentativi di evangelizzazione dell'India («pieno d'oppio», il mogul Akbar sembrava spesso troppo stordito per afferrare i punti più delicati del discorso); dall'illuminante impatto con la spiritualità orientale ai lunghi anni in una Cina che Spence riesce ancora una volta a restituire amalgamando magistralmente l'acribia dello studioso e il talento del narratore.