Christopher Marlowe

Teatro completo

Christopher Marlowe

Teatro completo

La tragedia di Didone, regina di Cartagine - La prima parte di Tamerlano il Grande - La seconda parte di Tamerlano il Grande - L’Ebreo di Malta - La strage di Parigi - Edoardo II - La tragica storia del dottor Fausto
A cura di J. Rodolfo Wilcock
Classici
1966, pp. XVII-490 , 1 tav.
isbn: 9788845900136
Temi: Letteratura inglese, Teatro
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Risvolto
Christopher Marlowe, padre della tragedia inglese e creatore del metro poetico elisabettiano chiamato “blank verse”, nacque a Canterbury nel 1564. Nel 1587 prese a Cambridge la laurea di dottore in lettere; a quel momento egli aveva già scritto la prima tragedia degna di questo nome nella lingua inglese, e dato vita al più eccelso e difficile di tutti i metri poetici non lirici, l’unico che i suoi connazionali da allora in poi considerarono adeguato alla tragedia in versi. La sua prima opera, in due parti, fu Tamerlano il Grande; seguirono il Dottor Fausto, L’Ebreo di Malta, l’Edoardo II e La Strage di Parigi. La Tragedia di Didone venne forse completata, dopo la sua morte, da Thomas Nash. “Famoso ornamento dei tragici” lo chiamava già in vita il suo contemporaneo Greene. Fu infatti uno dei più grandi poeti inglesi. Della sua morte, si sa quasi soltanto che egli ricevette una ferita mortale in una lite da taverna, all’età di ventinove anni... Marlowe è il più grande scopritore, il pioniere più ardito e più ispirato di tutta la letteratura poetica inglese».
Così un altro poeta, Charles Algernon Swinburne, presentava Marlowe sul finire del secolo scorso, quando la riscoperta degli Elisabettiani era già avviata ma non compiuta. Da allora, sembra che ci siamo andati riavvicinando sempre più all’opera di Marlowe. E ce n’è ragione: troppe componenti, in quel repertorio dell’incandescenza e dell’eccesso, corrispondono ad altrettanti punti scoperti e affini del nostro presente. Innanzitutto la concezione del teatro: il teatro di Marlowe ignora ed esclude quella riduzione dei fatti a una convenzione psicologica che sarà, in diverse forme, il tratto dominante nel teatro europeo delle età successive, fino all’esaurirsi del naturalismo; all’inverso, in Marlowe la psicologia è totalmente assorbita negli eventi, e l’azione, a sua volta, è tutta quanta nel potere esorbitante della parola. Più che individualità psicologiche, o innocui caratteri, i suoi protagonisti sono manifestazioni di potenze naturali – e da ciò deriva il loro aspetto superumano e iperbolico. L’intrigo delle sue tragedie sembra seguire gli scontri, le separazioni, l’unione e l’annichilazione degli elementi nella natura. In questo grande poeta, dotto e speculativo, agiva una furiosa carica arcaica; il fasto del suo verso si presenta come uno sfrenato sacrificio, una autocombustione delle parole, uno sperpero propiziatorio; la sua enfasi è preistorica e cerimoniale. Solo la ruota del destino segna il tempo del suo teatro e le sue invenzioni tendono ad assimilarsi alla vita biologica, a un semplice apparire, culminare e scomparire. Il paradigma di questo processo sarà la meravigliosa vicenda di Tamerlano, o il rovesciarsi delle fortune nell’Edoardo II, così come la prova della sua ineluttabilità è la Tragica storia del Dottor Fausto. Questa idea del teatro e della letteratura, intorno a cui gravita l’opera di Marlowe, sarebbe apparsa già desueta e impraticabile ai suoi successori, fino a restare in seguito sepolta nelle cantine del dimenticato. Ma oggi che torniamo lentamente a renderci conto dell’enorme ricchezza di tante vie abbandonate ed escluse, l’opera di Marlowe ci attira come accenno a una letteratura virtuale che ha tutta l’arbitraria complicazione dell’artificio e al tempo stesso la necessità di un processo della natura.
L’edizione che presentiamo offre per la prima volta al lettore italiano l’intera opera teatrale di Marlowe. Autore della versione poetica, delle note e dell’introduzione è Rodolfo Wilcock.
Altre edizioni
2002, pp. XVII-490
€ 18,00 -15% € 15,30