«Aveva ragione, caro Simenon, a dichiararsi soddisfatto della Vecchia, quando me ne parlò, nel suo ufficio, la primavera scorsa. Lei non ha mai scritto niente di simile. Magnifico!... » (da una lettera di Paul Morand, autunno 1959).
Con un’acutezza che ricorda quella di Zola, e perfino di Céline, Simenon descrive al tempo stesso la disgregazione di una famiglia e la fine di un mondo – quello intorno alle vecchie Halles.
«È probabile che fra i libri sull’Africa letti dalla coppia Timar-Simenon ci fosse
Cuore di tenebra, il romanzo di Conrad? Diciamo di sì: c’è la medesima inconoscibilità di un mondo, la medesima dissipazione, il medesimo senso del male»
(Giorgio Montefoschi).