Marc Fumaroli

L’età dell’eloquenza

Marc Fumaroli

L’età dell’eloquenza

Retorica e «res literaria» dal Rinascimento alle soglie dell’epoca classica
Traduzione di Emma Bas, Margherita Botto, Graziella Cillario
Il ramo d'oro, 38
2002, pp. 843
isbn: 9788845917080
Temi: Critica e storia letteraria, Storia del gusto
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Risvolto
Per una vasta parte del Novecento la parola «retorica» è stata usata in senso spregiativo e considerata un’eredità ingombrante e inutile. Poi, di pari passo con l’incremento degli studi sulle origini e gli sviluppi della civiltà europea, si è andata delineando un’altra storia, che proprio nella retorica identifica il supporto e il tessuto connettivo di quella civiltà. Ma solo con questa magistrale opera di Marc Fumaroli, apparsa nel 1980, la retorica è stata pienamente restituita al suo luogo e al suo significato. «Arte di parlar bene», «arte di persuadere», la retorica attraversa tutti i fenomeni umani, governando i gesti della conversazione civile come quelli dell’attore, l’impeto controllato dell’uomo politico come quello ostentato del tribuno, le immagini della passione amorosa come quelle dell’invettiva: fenomeno di lunghissima durata, è tuttavia capace di metamorfosi sorprendenti da una generazione all’altra, da un luogo all’altro, da un individuo all’altro. La ricerca, altamente erudita e ricchissima, di Fumaroli si concentra proprio sul momento in cui si forma lo Stato moderno: quell’arco di circa cento anni, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento, in cui, come ha scritto lo stesso Fumaroli, «conglobando le energie della retorica ritrovate dal Rinascimento italiano, le energie della retorica dei Padri della Chiesa ritrovate dalla Riforma cattolica, e il fondo di spiritualità monastica ormai “democratizzato” dagli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, l’antica ars bene dicendi ha offerto uno degli spettacoli più grandiosi che il teatro della Parola abbia mai messo in scena». Con questo libro Fumaroli, aiutandoci a riscoprire il paesaggio verbale che fa da sfondo alla nostra civiltà, addita anche un possibile, prezioso rimedio contro quel deficit di parola, quell’afasia che costituisce per noi il più insidioso mal du siècle.