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Pietro Verri, Alessandro Verri

Viaggio a Parigi e Londra (1766-1767)

Carteggio di Pietro e Alessandro Verri

A cura di Gianmarco Gaspari

Classici
1980, pp. XII-805, 5 tavv. f.t.
isbn: 9788845904462

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SINOSSI

Quando, il 2 ottobre 1766, Cesare Beccaria partiva da Milano alla volta di Parigi, la recente fama di Dei delitti e delle pene aveva raggiunto dimensioni impensate, attirando sulla piccola compagnia dei riformatori lombardi l’attenzione dell’intera Europa. L’invito a recarsi nella capitale delle nuove idee, firmato da Diderot e d’Alembert, fu accolto anche dal più giovane rappresentante della cerchia del «Caffè», Alessandro Verri. Dal giorno della partenza il compagno di viaggio di Beccaria dà inizio a una fitta corrispondenza con il fratello Pietro, trattenuto a Milano da importanti impegni amministrativi. Il carteggio, che si sarebbe dovuto esaurire nel giro di sei mesi, proseguì invece per oltre trent’anni: da Roma, ultima tappa del «viaggio d’Italia» programmato prima del ritorno a Milano, Alessandro (innamorato prima e succubo poi dell’affascinante, ossessiva marchesa Boccapadule) non si muoverà più se non per brevi periodi; rivedrà Pietro solamente nell’ottobre del 1789, sulle porte del palazzo paterno, quasi non riconoscendolo.
Questo «viaggio a Parigi e Londra», costituisce dunque la prima fase, e forse la più scintillante e sorprendente, di un vasto carteggio che è unanimemente considerato il maggior documento epistolare del Settecento italiano. A parte l’immenso interesse del testo in rapporto alla storia della cultura, ciò che spicca subito alla lettura di queste pagine è la felicità letteraria: con un linguaggio nervoso, modernissimo, talvolta insolente, il giovane Verri tratteggia un vero romanzo di avventure intellettuali e insieme una trascinante commedia mondana. Tema di entrambi è la scoperta delle due grandi metropoli settecentesche da parte di un giovane dallo sguardo acuto e dallo spirito pronto, giunto dalla periferia al centro dell’impero dei Lumi. Gli enciclopedisti ci vengono così presentati in una galleria di animati, minuziosi, idiosincratici ritratti; ma Alessandro Verri è anche abilissimo nel rendere il tono dei salons o le vicissitudini, spesso involontariamente comiche, dell’angustiato Beccaria o i piccoli incidenti quotidiani – infine nel darci tutto il sapore della vita in un momento fra i più felici della storia europea. Egli è un perfetto osservatore della scena della société, e si muove a suo agio, con un atteggiamento dove si mescolano lo stupore e l’impertinenza giovanile, entro «questi gran vortici formati dalle vive e tumultuose passioni d’una immensa moltitudine condensata in recinti di mura», là «dove tutto è o aimable o charmant, o detestable et effroyable». Sottile e affascinante è poi il rapporto che si stabilisce tra i due fratelli: Alessandro, impulsivo, leggero e vitale da una parte; e Pietro, curioso e attento, che segue il viaggio del fratello in veste di occulto regista, muovendolo come una pedina su una scacchiera di politica intellettuale. «Io voglio dire tutto» scriveva Alessandro a Pietro, appena arrivato a Parigi. A questa sua vorace franchezza dobbiamo un’opera che merita di essere accolta fra i libri più vivi della letteratura italiana.
Mai pubblicato sinora in un’edizione adeguata, questo Carteggio appare qui, per le cure di Gianmarco Gaspari, in un testo filologicamente rigoroso e accompagnato da un vasto e puntuale commento, teso innanzitutto a mettere a frutto le fonti contemporanee, edite e inedite.

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