Edward Dahlberg

Poiché ero carne

Edward Dahlberg

Poiché ero carne

Traduzione di J. Rodolfo Wilcock
Biblioteca Adelphi, 196
1988, 2ª ediz., pp. 268
isbn: 9788845902956
Temi: Letteratura nordamericana
€ 18,00 -15% € 15,30
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Risvolto
Edward Dahlberg è stato un irriducibile eccentrico della letteratura. Fin dalla sua giovinezza in America, passata fra avventure di vagabondo e il meglio della letteratura di quegli anni (D.H. Lawrence fu il suo padrino letterario), aveva qualcosa di ispido e brado rispetto ai suoi amici e nemici. Poi, col tempo, apparve il suo segreto: Dahlberg è l’unico americano del secolo che abbia immerso nella sua prosa l’incanto dei grandi classici, greci e latini, riscoperti come da un barbaro. Il risultato è sorprendente: così la Kansas City dove, in questo libro, che è il suo più bello, la madre dell’autore tira avanti una vita difficile facendo la barbiera e la callista, questa «città selvaggia, concupiscente, dove quasi nessuno pensa alla morte finché non è vecchio o malato», raggiunge nelle sue parole la dimensione di un epos miserabile e solenne: «Cataloghi pure Harma il bardo di Smirne, le scogliere e anfratti di Itaca, le vergini nutrite di latte dell’Acaia, Tisbe coi suoi stormi di colombi o i boschi di Onchesto; io canto le strade intitolate alle Querce, ai Noci, ai Castani, agli Aceri e agli Olmi. Ftia era un silos di frumento, Kansas City una florida fattoria di grano. Forse le puttane dei quartieri bassi di Corinto, Efeso o Tarso sapevano congegnare un gemito o sospirare più svelto di quanto potessero farlo le cosce con fossette delle ragazze di St. Joseph o Topeka?».
Centrale, in questo libro, è il personaggio della madre, «figura umile e favolosa, picaresca e antica, toccante e insopportabile, che non ha rivali nella letteratura americana di questi anni» (Paolo Milano). Intorno a lei ronzano come mosche le disavventure, gli amanti malandrini, i pochi denari e i molti desideri. Ma una prorompente, carnale vitalità la trascina, «di qua e di là al capriccio del vento» – e si trasmette infine alla prosa del figlio, che di lei ci ha lasciato un ritratto «implacabile, dettagliato, amorevole, come un tardo Rembrandt» (Herbert Read).
Poiché ero carne è apparso nel 1964.