Bruno Bettelheim

Il cuore vigile

Bruno Bettelheim

Il cuore vigile

Autonomia individuale e società di massa
Traduzione di Piero Bertolucci
Saggi
1965, 2ª ediz., pp. 349
isbn: id-1553
Temi: Psicologia / Psicoanalisi / Psichiatria, Sociologia
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Risvolto
Questo libro, che parte da un’analisi minuziosa del comportamento delle varie categorie di deportati e dei loro rapporti con le SS, rappresenta forse il primo tentativo di chiarire i motivi profondi alla base di un fenomeno che è una delle prove più dure per la nostra capacità di capire: i campi di concentramento nazisti.
Nato a Vienna, cresciuto in un ambiente influenzato dalle teorie freudiane da un lato e da quelle marxiste dall’altro, Bruno Bettelheim viene rinchiuso, nel 1938, prima a Dachau e poi a Buchenwald. Ben presto si rende conto che il campo di concentramento, più ancora della vita del recluso, tende a distruggerne la personalità, e che l’unico modo per tentare di salvarsi consiste nell’opporsi a questo processo di disintegrazione restando incrollabilmente attaccati ad alcuni valori fondamentali della vita e mantenendo lucida la propria capacità di comprendere fino in fondo il significato di un’esperienza così terrificante. L’osservazione del comportamento proprio e altrui in quella situazione di «estrema coercizione» gli fa capire che le teorie freudiane in cui crede non bastano a spiegare le profonde modificazioni prodotte nella personalità degli internati dalla vita del campo e, più in generale, il fenomeno stesso dei campi di concentramento nei suoi complessi legami con la realtà sociale circostante.
Quando, un anno dopo, uscito da Buchenwald ed emigrato negli Stati Uniti, egli comincerà a riflettere sulla propria esperienza, a completarla con notizie che va man mano raccogliendo e a inquadrarla in un sistema di pensiero più vasto, suggeritogli dalla sua attività di educatore, di psicologo e di sociologo, il Lager nazista gli apparirà come una società di massa in miniatura, organizzata secondo i metodi più efficienti per ottenere il massimo rendimento possibile con il minimo dei costi. Il principio fondamentale di una società tecnologica, secondo cui il valore dell’uomo è dato dalla sua capacità produttiva, giunge qui alle sue estreme conseguenze: l’uomo può non valere nulla, neppure i tre Pfennig che sono il prezzo di una pallottola di fucile. Così, quello che era sorto, in un dato contesto storico, come un sistema per produrre beni con il minimo dei costi, si trasforma paradossalmente in una grande industria di morte. Ma il «dato contesto storico» non deve trarci in inganno: se la Germania di Hitler rappresenta il primo e più aberrante esempio di una società «totale» di massa, non possiamo nasconderci che l’intervento sociale e statale nella vita dell’individuo, nelle sue idee e nei suoi gusti, va aumentando di pari passo col progredire della tecnica. E l’autore, esaminando vari aspetti della società tecnologicamente più avanzata, quella americana, giunge in questo libro alla conclusione che il pericolo è ancora ben vivo, e che la sola speranza di tenerlo lontano sta nella consapevolezza dei nessi profondi che ne sono all’origine, e quindi in un’educazione fondata su princìpi capaci di assicurare la necessaria integrazione del singolo senza imporgli, insieme alla perdita del rispetto di se stesso, quella della propria autonomia di giudizio e di azione.
Il cuore vigile è apparso per la prima volta nel 1960.
Altre edizioni
1998, pp. 349
€ 28,00 -15% € 23,80