Johann Nestroy

Teatro

Johann Nestroy

Teatro

A cura di Italo Alighiero Chiusano
Numeri rossi
1974, pp. 603
isbn: id-1549
Temi: Letterature di lingua tedesca, Teatro
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Risvolto

Johann Nestroy, «il buffone cosmico», come lo definiva Karl Kraus, è il maestro supremo di una grande civiltà teatrale, quella viennese dell’Ottocento. Ispirato per via sotterranea dal nostro Gozzi, ampiamente sviluppato da Raimund nei suoi vari registri, nutrito dalla partecipazione di un pubblico che fu «popolare» in un’accezione fino a oggi inconfondibile, quel teatro raggiunse con Nestroy il suo apice prima di scomparire, reincarnandosi però indirettamente in altre forme e in altri scrittori, da Karl Kraus a Ödön von Horváth. Come per Molière, per Nestroy furono inscindibili le due attività di attore e di autore – e forse per lui in misura estrema, se è vero, come scrisse Kraus, che i suoi testi sono «arte della recitazione scritta». La satira sociale, una satira imprendibile, che tira colpi in ogni direzione; una sorprendente arte del linguaggio, dove la sapienza aforistica si insinua ovunque e la lingua più elementare acquista una duttilità prodigiosa; un infrenabile spirito caustico, che non conosce timidezze, e una levità sovrana sono i caratteri costanti del teatro di Nestroy.
I suoi temi molto spesso intrecciano gli archetipi della commedia e della favola alle più pungenti occasioni satiriche offerte dalla situazione storica: l’Austria a cavallo del Quarantotto, divisa fra il conservatorismo di Metternich e le ancora confuse aspirazioni della borghesia.
Nella presente scelta, la prima che sia presentata in Italia, sono state raggruppate alcune delle commedie più importanti e più celebri di Nestroy, che insieme rappresentano i vari «tipi» del suo teatro, sicché il lettore potrà avere da questo volume una sorta di profilo di un’opera grandiosa e più che mai vivissima: dalla commedia magica (Lumpazivagabundus) alla commedia popolare (Pianterreno e primo piano), alla commedia sociale (Vuol prendersi uno spasso), politica (Libertà e Roccacannuccia), alla farsa (Il dilaniato), alla parodia (Giuditta e Oloferne).