photograph by tim flach
Perché gli animali giocano? Cosa distingue il gioco degli uomini da quello degli animali? Ma soprattutto che cos’è esattamente il gioco? A cosa serve quest’attività misteriosa, altrettanto imperscrutabile dell’ «entanglement quantistico o della materia oscura»? Un radicato pregiudizio ha a lungo svilito l’attività ludica degli animali, riducendola ad aspetto «frivolo e di scarsa importanza», anche perché spesso non è facile distinguerla da altri tratti comportamentali, come il combattimento o il corteggiamento. Un pregiudizio che David Toomey smonta con maestria una volta per tutte, avvalendosi di una fantasmagoria di esempi, ciascuno dei quali chiama in causa uno o più dei vantaggi adattativi del gioco plasmati dal «tempo profondo» dell’evoluzione: polpi che manipolando oggetti di vario tipo esplorano un’ampia gamma di schemi cognitivi; maialini che si producono in giochi simili a forme di autosabotaggio, in realtà funzionali ad apprendere come «gestire l’imprevisto»; ratti il cui complesso «gioco alla lotta» funge anche da automedicazione; suricati del Kalahari impegnati in zuffe quotidiane che inficiano molte ipotesi correnti sulle finalità del gioco come mera forma di «addestramento motorio». Mettendo in relazione il gioco con i meccanismi di competizione e cooperazione, la selezione naturale e sessuale, la «programmazione genetica» e i comportamenti appresi, Toomey riesce a illuminare le peculiarità ludiche di diverse specie e a connetterle con quelle umane. E ci mostra che quando un uomo e il suo border collie si divertono in un parco a lanciare e riportare una pallina, il «diaframma linneano» che li separa si dissolve e, «per un lungo istante, un istante che sembra senza tempo», su quel prato non ci sono più un umano e un cane ma «solo due creature che stanno giocando».
«David Toomey infrange le barriere che hanno sminuito il gioco, a lungo considerato indegno di seria – per quanto piacevole – considerazione o semplicemente troppo difficile da definire per essere studiato» (Carl Safina).