Marc Fumaroli

Parigi-New York e ritorno

Marc Fumaroli

Parigi-New York e ritorno

Viaggio nelle arti e nelle immagini - Diario 2007-2008
Traduzione di Graziella Cillario
Saggi. Nuova serie
2011, 3ª ediz., pp. 743
isbn: 9788845926105
Temi: Critica della cultura, Arte, Storia del gusto
€ 48,00 -25% € 36,00
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Risvolto

«La pubblicità, uno dei mali più grandi di questo tempo, insulta i nostri sguardi, falsa tutti gli epiteti, rovina i paesaggi, corrompe ogni qualità e ogni critica». Questa invettiva di Paul Valéry appare oggi più condivisibile che mai. E Marc Fumaroli ne ha d'improvviso piena consapevolezza «un certo mattino del settembre 2007», per strada, allorché una «minuscola conversione dello sguardo» gli permette di cogliere «l'assedio in piena regola» cui tutti noi siamo sottoposti, «presi e inghiottiti nell'esposizione universale, a getto illimitato e continuo, delle ultime attrazioni visive dell'arte delle arti contemporanee, il marketing». Per sottrarsi all'assedio, Fumaroli intraprende così un viaggio liberatorio, nel tempo e nello spazio, attraverso le arti visive e la storia della cultura dell'Occidente: dall'antichità greco-romana di un'Europa di cui Parigi è il cuore alle immagini di una contemporaneità di cui New York è la capitale. Un itinerario sinuoso come quello dei grandi viaggiatori del passato, che prevede soste nei luoghi più disparati e diversioni brevi o ampie, fra incontri di ogni tipo (dal Parmigianino a Duchamp a Warhol a Damien Hirst, da Chateaubriand a Baudelaire, da sant'Agostino a Kierkegaard, da Barnum a Buffalo Bill, da Vitruvio a Frank Lloyd Wright) – dove Fumaroli dà espressione a entrambe le sue anime: quella di erudito e quella di affilato pamphlettista. Un viaggio per il quale il lettore gli sarà grato, purché sappia seguirlo nello spirito di quell'otium attivo cui Fumaroli dedica pagine preziose: «È nell'intervallo dell'ozio che si vede invece di intravedere, che si cerca invece di copiare, che si contempla invece di agitarsi, che si riconosce ciò che la polvere dell'impazienza, gli abbagli della fretta e il peso dello sforzo precipitoso nascondevano alla vista».