Mario Bortolotto
Fase seconda
Saggi. Nuova serie
2008 , pp.  382 euro 38,00 in libreria dal 4 giugno

Musica

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risvolto
Ci fu un’epoca – una breve epoca, dal 1946 al 1964 se si prendono come estremi la Sonatine di Boulez e Momente di Stockhausen – in cui il cielo della musica fu attraversato da una meteora detta nuova musica. Era un modo di comporre che dichiarava di porsi oltre Webern, quindi di là dal punto più arrischiato che la musica aveva sino allora raggiunto. Il centro irradiante, in quegli anni, fu Darmstadt, dove ogni estate avevano luogo molte prime non solo di Boulez e Stockhausen, ma di alcuni compositori italiani, da Nono a Evangelisti, da Clementi a Donatoni, da Bussotti a Berio, a Castiglioni, anch’essi protagonisti di quella avventura che trovò la sua conclusione subito dopo aver raggiunto l’apice, con l’immissione – salutare e disgregatrice insieme – della scuola americana, con John Cage e i suoi (musicisti ragguardevoli come Morton Feldman, Christian Wolff e Earle Brown). Vista con gli occhi appannati di oggi, quella stagione potrebbe apparire indecifrabile, se non avesse avuto la fortuna di essere accompagnata da un libro – questo di Bortolotto – che sta alla «nuova musica» come la Filosofia della musica moderna di Adorno sta all’opera di Schönberg, di Berg e di Webern.






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