Michael Pollan
Il dilemma dell’onnivoro
La collana dei casi
traduzione di Luigi Civalleri 3ª ediz. , pp.  487 euro 29,00

Critica della cultura, Reportage, Antropologia

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RIVELAZIONI PER FARE LA SPESA

L’uomo ha la fortuna di poter scegliere all’interno del regno naturale tra una grande varietà di alimenti diversi. Oggi però, a differenza dei suoi antenati, fa fatica a ricostruire il percorso che il cibo ha fatto prima di finire sulla propria tavola: il suo essere in posizione privilegiata nella catena alimentare può addirittura rivoltarglisi contro.

Michael Pollan, eccezionale giornalista americano, si è chiesto da dove provengano gli ingredienti di quattro pasti-tipo che ha deciso di consumare con la propria famiglia: il primo figlio del sistema agro-industriale, un altro biologico facendo la spesa al supermercato, uno biologico ma a base di prodotti freschi e locali, e l’ultimo esclusivamente cacciato o raccolto da lui in persona. Ha così compiuto quattro viaggi che ci racconta con uno stile ironico e molto diretto in Il dilemma dell’onnivoro, in bilico tra il diario, l’inchiesta e il trattato filosofico.

Pollan inizia da una mega-fattoria in Iowa per svelarci la storia, i percorsi e infine il trionfo del vegetale che alla fine scopriamo costituire la parte più consistente della dieta umana moderna: il mais. Una specie che si presta così bene alle esigenze dell’industria che la ritroviamo presente in quasi ogni alimento prodotto in serie, sotto le forme più disparate, e spesso a noi celate. Questo fiume di mais che invade le nostre tavole è la causa dei maggiori problemi dovuti al sistema agro-industriale globale e Pollan ce lo fa capire senza puntare il dito contro nessuno, semplicemente descrivendo i fatti.

Anche quando Pollan decide di ripercorrere le strade di un sistema che ci sembra più naturale, il biologico, ci accorgiamo in realtà come i metodi industriali applicati a questo settore non sempre siano garanzia di maggiore qualità o naturalità. Il biologico si pone tra due estremi: lo scimmiottare la grande industria e la produzione locale a ciclo completamente chiuso, in fattorie che basano la propria produzione sulla biodiversità.

Il racconto di una sua settimana trascorsa a lavorare in una di queste aziende in Virginia ci parla di un sistema che a prima vista pare utopico, ma che in realtà non è così impossibile da realizzare e offre molti vantaggi a produttore, consumatore e alla natura stessa.

È divertente poi il capitolo finale, in cui l’autore, onnivoro cittadino, si trasforma suo malgrado in cacciatore e raccoglitore di funghi e frutti. L’ironia con cui Pollan racconta il suo cimento e la preparazione della sua cena finale, quella che definisce «perfetta», è in realtà la profonda riflessione su di noi in quanto esseri che si nutrono con «il corpo del mondo».

Il libro di Pollan ha il merito di svelarci chi siamo diventati, e di addentrarsi in sistemi alimentari che la maggior parte di noi non conosce pur essendone dentro, perché è molto difficile e complicato ricostruire certe filiere. Ci dà notizie che sono in grado di cambiare per sempre le abitudini gastronomiche di chi legge e lo fa sempre documentando accuratamente idee, supposizioni e ragionamenti.

L’efficacia e la semplicità con cui riesce nel suo intento mi spingono a dire che questo libro dovrebbe essere usato nelle scuole, e che ognuno di noi dovrebbe correre a comprarlo senza esitare, per capire finalmente che, se siamo davvero quello che mangiamo, è quanto mai necessario apportare qualche correzione urgente alle nostre diete e a come facciamo la spesa.

Carlo Petrini, «la Repubblica», 14 giugno 2008







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