Risvolto
Langoscia più profonda delluomo, che da sempre lo accompagna, è che la morte uccida ogni possibilità di salvezza. Tuttavia Emanuele Severino ha indicato, nella Gloria, come la salvezza dalla morte sia una necessità, non una semplice possibilità: «Luomo è atteso dalla terra che salva», e la Gloria è appunto linfinito sopraggiungere degli eterni nella luce delluomo. Ma nella «cadenza primaria» di Oltrepassare, che della Gloria è al tempo stesso «rischiaramento» e sviluppo, appare come in realtà «la terra che salva sia infinitamente più ampia, cioè più salvatrice» di quanto non sia reso esplicito dallopera precedente, e come il senso autentico delloltrepassare e quindi del divenire mostri un ancor più elevato livello di complessità. In quanto critica radicale del sapere e dellagire delluomo, il pensiero di Severino si fonda però sulla forma più radicale dellincontrovertibile, che egli chiama «destino». E nei suoi scritti la struttura originaria del destino si espande progressivamente dalliniziale e sconvolgente affermazione delleternità di ogni essente che già aveva scardinato uno dei perni su cui, da Platone in poi, si fonda il pensiero occidentale al tema che, portando al culmine la sua speculazione, egli affronta qui analiticamente: la necessità che, con il «tramonto della terra isolata dal destino» e con lapparire della «terra che salva», si manifesti «in carne e ossa» e al di là di ogni volontà di potenza, umana o divina la stessa Totalità infinita degli essenti, cioè il modo in cui la vita delluomo vi si conserva e vi si identifica.










