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di uno scopo doppio: 1° Sciorinare davanti al
lettore l'esistenza di una Anatomia del nostro corpo che è puramente
soggettiva, immaginaria, e che in quanto non oggettiva trova di che
nutrirsi negli stati febbrili e spesso psicopatologici, compreso il delirio
sessuale. Insomma, quando cediamo alla paura o al desiderio, siamo in
grado di sentire e immaginare degli esseri umani piuttosto fantastici,
scandalosi o «assurdi». Ho qualche esitazione a scrivere la
parola «assurdo». Infatti, proprio nel combinare parti di
bambole o parti più o meno complete della «Bambola»,
ne ho trovate che non avevano senso, e non provocavano la sensazione del
«probabile», del «desiderato» non comunicavano
assolutamente niente. In compenso ne ho trovate altre che scatenavano
in me un piacere incomparabile, o a rigore paragonabile a quello che
si deve provare trovando un tesoro febbrilmente cercato per venti o trent'anni.
Poiché, come sappiamo, la vita purtroppo non è sempre un
piacere incomparabile, non solo la curiosità, ma anche la voglia
di «sapere», mi hanno indotto a cercare altrove una giustificazione
o dei paralleli alla mia scoperta. In campo letterario, se così
possiamo dire, ho trovato le lettere di Kokoschka, l'Eva futura,
il celebre esempio di Platone (l'essere, in origine, aveva quattro braccia,
quattro gambe e due teste: gli «Dèi» l'hanno tagliato
in due, donna da una parte, uomo dall'altra). Ma non c'eravamo ancora;
quello che infine ho trovato, per caso (ho pochissimo del letterato),
è stata l'osservazione clinica autentica, l'opera del dottor Jean
Lhermitte: L'image de notre corps. In seguito ne ho trovate altre,
qua e là. Senz'altro ignoro gran parte di quanto è stato
osservato in materia, ma quel che cito nell'Anatomia, con l'aggiunta
delle mie osservazioni personali, basta e avanza. E poi, prendi solo la
citazione (Jean Lhermitte): «
ho già cento braccia,
mille dita
» ecc. e va' a vedere al Museo d'Arte Orientale
(Franklin-Roosevelt) le immagini della «dea» Kali-durga o
delle «Sakti» dalle «mille» braccia. O, se vuoi,
va' a vedere al Museo di Storia Naturale (il primo edificio venendo dalla
stazione Austerlitz, dalla Senna) le mostruosità che talvolta produce
la «natura». Bene, tanto basta per l'Anatomia dell'«Inconscio
fisico».
Segue
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