ADELPHIANA
 
PUBBLICARE
E RECENSIRE

 

PIETRO CORSI

A mia esperienza, questo orientamento paga. Il pubblico lo condivide. Però non è facile perseguirlo sino in fondo. Come forse qualcuno sa, per un certo periodo della sua vita il «Times Literary Supplement», che rimane una delle testate letterarie più autorevoli al mondo, pubblicava i propri articoli e le proprie recensioni – spesso tutt’altro che benevole – in forma anonima, sperando così di mettersi al riparo dagli articoli precotti, scritti per farsi un amico o non farsi un nemico. A lungo andare, la pratica è stata abbandonata, un po’ perché il pubblico voleva «vedere» le firme, e un po’ per il ripetersi di equivoci incresciosi, come quando un prestigiosissimo collaboratore della rivista si vide recapitare le bozze di una feroce stroncatura di un suo libro a opera di un altro illustrissimo collaboratore, oltre che suo maestro – che naturalmente avrebbe dovuto rimanere anonimo.
Devo confessarvi che per un certo periodo sono stato disposto a correre il rischio di finire a mia volta in una commedia alla Feydeau, e di proporre anche sulla nostra «Rivista» le recensioni anonime. Per il momento ho accantonato l’idea, che in Italia – paese com’è noto ad altissima concentrazione di primedonne appare ancora meno praticabile che altrove. Ma continuo a pensare che occorra vigilare sulla tentazione – cui ad esempio i francesi cedono spesso, di presentare ogni libro in uscita come un capolavoro incontournable. E da questo punto di vista la saggezza della NYRB può insegnarci molto.

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