ADELPHIANA
 
PUBBLICARE
E RECENSIRE

 

ROBERTO CALASSO

Le cifre delle tirature sono sempre sorprendenti e invitano a fantasticare in varie direzioni. Soprattutto se si mettono a confronto le pochissime copie spesso circolanti di alcuni testi e i loro, a volte vastissimi, effetti. La «Nouvelle Revue Française», nel momento di massimo fulgore, non tirava più di duemila copie. «Corona», la rivista della cerchia di Hofmannsthal, oscillò sempre fra le ottocento e le milletrecento. E da altri esempi si ricava l’impressione che i libri siano fra le poche cose che si permettono di ignorare la demografia. Il Discours de la méthode di Descartes fu pubblicato in duemila esemplari e, se Descartes fosse un illustre epistemologo di oggi, forse una University Press si terrebbe su quelle stesse cifre - anzi, magari per prudenza ne farebbe milleottocento.
Il fatto è che i grandi editori accademici ragionano in termini di centinaia di copie, mai migliaia. Questo significa che alcuni testi importantissimi raggiungono solo il ristretto gruppo di lettori in grado di comprenderli. Pensate a quello che rimane l’articolo forse più influente di tutto il Novecento, e cioè il testo di Gödel sull’indecidibilità. Bene, alla sua uscita, nel ’31, le persone in grado di coglierne il vero significato saranno state qualche decina, non di più. Eppure le sue conseguenze, negli anni successivi, sono state incalcolabili. Credo sia per questa ragione che da quattro decenni la NYRB chiede alle venti persone in grado di capire questo o quell'argomento fino in fondo di esporlo, in termini molto chiari, a un pubblico più vasto.

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