ADELPHIANA
 
PUBBLICARE
E RECENSIRE

 

ROBERTO CALASSO

Nella parola «religioso» si cela il contenuto sommerso della nostra cultura. Con notevole ingenuità, molti pensano – nella società secolarizzata – che «religioso» stia per un interesse settoriale di alcune persone che si raccolgono periodicamente nella chiesa più vicina. E, come tale, qualcosa di scarso significato, tendenzialmente da evitare. Questo è un esempio di quella cecità diffusa sotto forma di buon senso intorno a noi. E ha provocato uno spaventoso impoverimento della cultura che ci circonda. Basta invece aprire le pagine di un grande studioso delle civiltà antiche, da Granet a Mauss a Dumont a Malamoud, per capire che la parola «religioso» concerne il tutto di una civiltà, anche là dove il religioso stesso viene negato.
Ma vorrei dare un esempio di questa cecità connesso al nostro argomento di oggi, la storia delle riviste. Bene, dal 1969 al 1983 in Italia ci fu una rivista notevole diretta da Elémire Zolla. Si chiamava «Conoscenza religiosa». Per alcuni anni fu una delle più interessanti al mondo. Veniva pubblicata da una casa editrice impeccabilmente di sinistra, La Nuova Italia. E cosa accadde? Semplicemente nulla, non ricordo di aver visto non solo una discussione, ma nemmeno un singolo articolo che trattasse di quella rivista in quindici anni. Oggi, con un ventennio di ritardo, si sente dire: «Ah, “Conoscenza Religiosa” quella sì era una rivista», ma allora nessuno la leggeva, nessuno ne parlava. Perché? Ricordate quegli anni? Erano gli anni in cui anche il nome «letteratura» era uno dei soliti sospetti. Era normale, allora, sentir parlare persone rispettabili in termini non dissimili da quelli usati nei volantini delle Brigate Rosse lasciati nei cestini della spazzatura. Tanti dicevano che il nostro mondo faceva schifo, che l’unica via era la violenza (naturalmente «di massa», quella buona, come si usava dire allora). Erano frasi normalissime, tipiche del momento, e a pronunciarle erano le stesse persone che non avrebbero mai letto quella rivista, anche solo per via del suo titolo, che la relegava automaticamente fra le cose da non leggere.

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