PUBBLICARE
E RECENSIRE |
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ROBERTO
CALASSO
È stato Matteo Codignola, uno dei collaboratori della rivista,
a proporlo. E abbiamo subito capito che funzionava, perché in quel
periodo leggevamo ogni giorno una quantità di cose sullAfghanistan,
cose che quasi sempre erano vacue, una lista di nomi senza contenuto:
Sulzberger ci ha dato la direzione verso cui guardare, il che significa
guardare verso quello che veniva e viene tuttora chiamato il Grande Gioco,
la lunga sequenza di guerre, avventure, intrighi di varia natura che va
avanti da duecento anni in quei luoghi e che continua ancora oggi. Dunque
è così che ci siamo imbattuti nellarticolo.
Per quanto riguarda Berlin, direi semplicemente questo, ossia che Bob
Silvers ha immediatamente isolato dallindice dei contenuti il pezzo che
ha il maggior valore simbolico. Si dà il caso che per entrambi
Berlin sia stato una specie di nume tutelare, che ha vegliato su di noi
per anni. Prima di tutto per le ragioni cui Bob ha accennato: Berlin è
stato una terapia meravigliosa contro una delle malattie più diffuse
con cui conviviamo, che è il militantismo, definibile come lo stato
di colui che sa cosa pensare di qualsiasi cosa prima ancora di averci
pensato. E naturalmente per il bene della causa. È vero che i disastri
delle buone cause furono irrisi già più di centocinquantanni
fa nellUnico di Stirner. Ma il morbo è tenace e cè sempre
bisogno di qualche nuovo contravveleno. Berlin, con la sua sapienza e
la sua ironia, è stato il perfetto antidoto. Era luomo che amava
la pluralità in sé, perché gli piaceva la molteplicità
della vita. Era un sollievo allossessione dellunità, perché
era un uomo curioso, felice di scoprire le peculiarità di ciascuno.
Voleva capire come ciascuno era fatto, non voleva una teoria che inglobasse
in sé tutto e tutti. Sapeva benissimo che ogni società vivibile
deve essere basata su una serie di compromessi.
(torna alla prima)
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