FOCUS
 
 

STATO DEI TESTI DI NIETZSCHE
di Giorgio Colli e Mazzino Montinari


1. Il problema di una nuova edizione di Nietzsche, oggi, non ha soltanto un'importanza puramente filologica. In realtà, benché le edizioni di Nietzsche siano numerose, si può dire che anche la più importante, la Grossoktav-Ausgabe, non può esser considerata veramente critica e attendibile.
È pur vero che a questa edizione vanno riconosciuti grandi meriti, quello per esempio di aver risolto numerosi problemi di decifrazione, e d'aver fatto conoscere una parte notevole dei frammenti postumi. I suoi difetti, tuttavia, sono gravi, sia dal punto di vista della quantità del materiale pubblicato sia dal punto di vista della qualità della pubblicazione. Ne derivano notevoli difficoltà per lo sviluppo delle interpretazioni di Nietzsche, ostacolate dalla mancanza di una solida edizione di base.
Decisivo per l'edizione di Nietzsche risulterà il modo di pubblicare i frammenti postumi, la cui importanza è, innanzitutto,

 
Programma provvisorio del convegno di Royaumont
Friedrich Nietzsche

quantitativa – sono infatti tre volte più voluminosi delle opere edite dallo stesso Nietzsche. Per l'interpretazione di Nietzsche, in genere, si pone il problema del rapporto fra le opere edite e i frammenti postumi. Noi non crediamo certo che il problema si risolva coll'esagerare l'importanza dell'uno o dell'altro di questi due gruppi. È opportuno considerare i frammenti postumi secondo la prospettiva in cui lo stesso Nietzsche li considerava, e cioè come appunti, profili, abbozzi in vista di opere future. Ma, in questo senso, occorre che tali frammenti siano presentati così come sono stati scritti; occorre dunque che noi pubblichiamo tutti i quaderni d'appunti scritti da Nietzsche, seguendo l'ordine cronologico della loro stesura.
La Grossoktav-Ausgabe (indicata d'ora in poi con la sigla GA), invece, ha pubblicato gli scritti postumi con una distribuzione sistematica, raccogliendo i frammenti in diversi capitoli sulla base di alcuni temi generali di cui persino la determinazione è arbitraria. Ebbene, pur senza pretendere di risolvere la questione «Il pensiero di Nietzsche è frammentario? o si può dimostrare che è sistematico?» possiamo affermare che l'unità, comunque, non è quella indicata dagli editori

della GA e che questo modo di imporre un ordine ai frammenti postumi non facilita di certo la scoperta di una coerenza nel pensiero di Nietzsche.
È vero che gli editori della GA hanno talvolta distribuito cronologicamente il loro materiale, ma si possono muovere loro due obiezioni:
1) l'ordinamento cronologico non è stato seguito per i volumi XIII-XVI, che riguardano la parte più problematica dell'opera di Nietzsche, in particolare i volumi XV-XVI, contenenti la cosiddetta Volontà di potenza. Così, vengono a trovarsi l'uno accanto all'altro due frammenti, scritti, per esempio, l'uno nel 1882, l'altro nel 1888, distanza alquanto rilevante in uno sviluppo tanto rapido come quello di Nietzsche.
2) anche quando si è seguito tale ordinamento, cioè nei volumi IX-XII, la distribuzione sistematica non permette di vedere la direzione dello sviluppo e del corso dei pensieri attraverso i quali Nietzsche è giunto all'una o all'altra opera, tra quelle edite.
A questo punto, dopo aver cioè ormai stabilito il testo delle opere e dei frammenti postumi degli anni 1869-1889 secondo i princìpi della nostra edizione, ci sentiamo di affermare – sebbene il nostro scopo, in quanto editori, sia quello di pubblicare, non di interpretare, gli scritti di Nietzsche - che dal nostro lavoro risultano alcuni punti di vista nuovi, di cui le future ricerche su Nietzsche dovranno tener conto. Ecco qualche esempio tratto dai volumi pubblicati, già noti anche al lettore italiano:
1) Dell'opus postumum di Nietzsche fanno parte alcuni quaderni d'appunti il cui materiale, sorprendentemente, non è stato utilizzato nelle opere. Si tratta spesso di quaderni che Nietzsche si proponeva di utilizzare in altri momenti (e ciò può essere dimostrato). In tal caso, dobbiamo considerare questi quaderni indipendenti, in certa misura, dalle opere pubblicate dallo stesso Nietzsche: essi ci danno realmente qualcosa che non si trova nelle opere.
2) Per ciò che riguarda l'evoluzione dell'idea dell'eterno ritorno, il quaderno M III 1 (estate 1881), che appartiene alla categoria cui abbiamo ora accennato, assume un'importanza particolare. In esso, l'eterno ritorno non viene presentato soltanto come oggetto d'una conoscenza intuitiva; ma viene studiato sulla base d'una concezione meccanicista dei fenomeni naturali. La stesura dell'intero quaderno pare abbia occupato un periodo di tempo abbastanza breve; i temi trattati, poi, sono in

relazione interna con l'idea dell'eterno ritorno. Sembra che Nietzsche abbia avuto l'intenzione di servirsi del quaderno per una esposizione sistematica dell'eterno ritorno, come indicano parecchi abbozzi e schemi del periodo successivo, quelli, per esempio, intitolati Mittag und Ewigkeit – "Mezzogiorno e Eternità". Nietzsche non ha mai scritto un'opera con questo titolo, ma ha tenuto con sé il quaderno M III 1 in tutto il periodo finale della sua attività creatrice, come lascia intendere un passo di Ecce homo. Le edizioni sin qui pubblicate non permettono di farsi un'idea, neppure approssimativa, di questo quaderno e del suo particolare carattere.
3) Nel corso dell'estate 1875, su un quaderno designato U III 1, Nietzsche fece un riassunto dettagliato dell'opera di Eugen Dühring Der Wert des Lebens (Il valore della vita). A più riprese e spesso a lungo Nietzsche annotò i passi tratti da quest'opera, e proprio da queste note derivano alcuni importanti aforismi di Umano, troppo umano. Nella nostra edizione, per la prima volta, il quaderno U III 1 viene pubblicato per intero.
4) Del periodo compreso fra la pubblicazione di Umano, troppo umano e la redazione di Opinioni e sentenze diverse, ci restano due taccuini (N II 4-5) contenenti appunti che non preparano quest'ultima opera ma hanno un carattere autobiografico e si rifanno talvolta alla giovinezza dell'autore. Tali appunti non erano sino ad ora noti che in parte, e comunque non come un blocco a sé stante.
5) La storia della laboriosa nascita di Richard Wagner a Bayreuth, quale risulta sia dall'apparato filologico relativo a quest'opera sia dai frammenti postumi da noi pubblicati, apre prospettive assolutamente nuove su questo periodo decisivo dell'evoluzione di Nietzsche, compreso fra il 1875 e il 1876. I testi, numerosissimi, si trovano nei manoscritti U II 9-11, Mp XIII e sono per lo più sconosciuti.
[…] 3. L'edizione dei frammenti postumi scritti da Nietzsche negli ultimi anni della sua attività intellettuale è stata oggetto di vive discussioni. Nella misura in cui mette in questione l'esistenza di un'ultima opera fondamentale di Nietzsche (Volontà di potenza), la nostra edizione critica risolve il problema in modo chiaro e semplice: quest'opera non esiste. La questione ha assunto un'importanza esagerata solo per alcune determinate circostanze storiche. Come è noto, l'attività dell'ex Archivio Nietzsche, diretto da Elisabeth Förster-Nietzsche, è stata spesso criticata a partire dal 1900. Le critiche, particolarmente quelle rivolte all'edizione delle lettere e degli scritti di Nietzsche, erano sin troppo giustificate; ma, sino alla morte della sorella, era impossibile accedere ai manoscritti e quindi progredire d'un sol passo nella soluzione del problema. La situazione è oggi del tutto mutata: qualunque studioso può accedere senza difficoltà ai manoscritti di Nietzsche nell'Archivio Goethe-Schiller, nella Repubblica Democratica Tedesca. Chi si è recato, o comunque si è rivolto a Weimar, sa che il materiale del vecchio Archivio Nietzsche è scrupolosamente conservato, e che soltanto oggi si danno le condizioni per una ricerca scientifica sui manoscritti di Nietzsche. Per queste ragioni, ogni raccolta dei frammenti di Nietzsche è priva di valore se non è fondata sui manoscritti.
Peter Gast

In questo contesto, non ci interessa tanto chiederci se Nietzsche aveva veramente l'intenzione di scrivere una grande opera sistematica dal titolo La volontà di potenza. Trasvalutazione di tutti i valori, ecc. È vero che egli stesso ha parlato di questa intenzione, e – dopo la stesura del manoscritto per la stampa dell'Anticristo – ha parlato d'un primo libro, già terminato, della Trasvalutazione, per poi considerare l'Anticristo come tutta la Trasvalutazione ma ciò che conta è che non si ha un ordinamento che sia dovuto allo stesso Nietzsche per quel che riguarda la massa del materiale da cui egli trasse l'Anticristo e che rimase, in misura notevole, inutilizzata. Ci troveremmo in una situazione analoga se Nietzsche avesse perso la ragione prima della stesura del manoscritto di stampa della Gaia scienza, per esempio: potremmo comporre, sulla base dei frammenti di quel periodo, almeno tre opere, alle quali addirittura potremmo apporre titoli quali: L'eterno ritorno, Mezzogiorno e eternità, Gaya scienza, ecc. Tutto ciò potremmo sostenerlo invocando le indicazioni abbozzate da Nietzsche; potremmo «ristabilire», cioè «ricostruire», qualunque cosa fuorché l'opera realmente edita da Nietzsche: la Gaia scienza.

D'altra parte, già nella prefazione all'edizione storico-critica che si pubblicò a Monaco a partire dal 1933 e rimase interrotta dagli eventi bellici, pur con una certa circospezione, si accennava all'impossibilità di difendere La volontà di potenza edita da Elisabeth Förster-Nietzsche e Peter Gast. Karl Schlechta, che fu il principale curatore dell'edizione di Beck, ha tentato nel 1956 di sistemare in un nuovo ordine i frammenti della Volontà di potenza. A parte i meriti di questa edizione in genere – riproduzione più esatta delle prime edizioni delle proprie opere curate da Nietzsche stesso, nonché denuncia e parziale rettifica delle falsificazioni operate sulle lettere – va detto che il tentativo di Schlechta era destinato all'insuccesso proprio perché non si fondava sui manoscritti.